Vancouver nel cuore: vi racconto il mio impatto col Canada, uno dei paesi più straordinari del mondo dove regna sovrana la civiltà e c'è spazio per tutti!

“Galeotto fu il lucchetto”, potrò dire, forse un giorno.

Certo è che una parentesi da backpacker, seppur breve, va vissuta almeno una volta nella vita… soprattutto in quella di una sperduta ragazza di periferia, drogata di viaggi, storie e magia. E quindi eccomi qui, computer in grembo, stretta tra sei letti di ferro, a buttar giù due righe sull’inizio mio grande viaggio, in una giornata per me memorabile: quella del mio 28esimo compleanno. Intenso e lungo, visto che mi sentirò like a first lady per 24 ore + 9 di fuso. Quindi parto dall’età: sono grande, lo so, ma non tanto da starmene a casa, chiusa tra quattro mura. Figuriamoci in quelle sporche e divelte del Samesun Backpacker di Granville Street. Ma prima di andare a bere una birra in compagnia dei miei nuovi amici, voglio raccontarvi il mio straordinario impatto col Canada in 5 punti:

1.     Airport: calma piatta, passi felpati, ruote di trolley, migliaia di passeggeri in arrivo, altrettanti in partenza, ma comunque tanta pace. Un impatto incredibile per una persona abituata alla frenesia dell’aeroporto di Roma Fiumicino, sempre in agitazione, regno della confusione più totale: dalla stazione al nastro bagagli. Appena ho messo i piedi in Canada mi sono resa conto di quanto fosse intimamente diversa da tutto quello che ho sempre visto: che si possa riassumere il tutto col termine “civiltà”?

2.     People: o meglio, asian people. Eh già, la città di Vancouver è stata presa d’assalto da orde di asiatici: giapponesi, coreani, thailandesi e soprattutto cinesi, i quali hanno completamente stravolto il mercato immobiliare, portandolo alle stelle e rendendolo impossibile agli stessi autoctoni. Come Re Magi dagli occhi a mandorla, comprano i migliori appartamenti di Downtown senza badare a spese e poi ottengono la sperata cittadinanza. Ma oltre a loro, ci sono i canadesi: deliziosi, gentili, sempre sorridenti.

3.     City: lunghe e animate distese di spiagge sabbiose, un’immensa foresta trasformata in un parco, migliaia di grattacieli scintillanti come lame e tutt’intorno le montagne innevate più incredibili d’America. Questa è Vancouver, la città che ho scelto come casa per questi mesi, un gioiello della British Columbia, ancora lontano da rotte turistiche di massa e fortunatamente sconosciuto ai più. Ma quali orsi, noia e gelo!!! Questa è una metropoli che non ha nulla da invidiare a NY o LA… è “semplicemente” a misura d’uomo.

4.     Food: questo è il posto giusto per “morire” di sushi, dopo il Giappone ovviamente! Gli asiatici hanno infatti influito molto sul cibo, trasformando questa città in una grande cucina diffusa, magicamente fusion. L’influsso nipponico poi ha trovato sfogo insieme all’eccellente salmone nostrano. Sono arrivata da tre settimane e non c’è stato un giorno che non abbia mangiato salmon, quasi a costo zero. Il take away regna sovrano, ma con una manciata di dollari è possibile farsi una vera scorpacciata di pesce fresco!

5.     Mood: l’elevatissima vivibilità, la gentilezza canadese, la raffinatezza delle vetrine, il divertimento internazionale, il profumo dell’aria fresca e umida, l’amore spassionato per il mondo animale e sfilate di mazzi di fiori in ogni angolo della città. Io amo Vancity e i suoi abitanti, e nonostante ne abbia conosciuti davvero pochi, non passa giorno che non riceva sorrisi e saluti. Per non parlare del rapporto con i tanti homeless che girovagano per Downtown: la città ne è piena perché vanta le temperature più piacevoli di tutto il Canada. Le autorità non vogliono comunque ghettizzarli, ma sono sempre presenti e pronte a intervenire. Senza contare che vengono accuditi dallo stesso governo: ragazzi questa è civiltà.

E io voglio imparare da loro, ora.