L'Alto Adige chiama Cristina risponde. E questa volta mi ha chiamato per andare alla scoperta di due valli davvero speciali: la Val d'Ultimo e l'Alta Val di Non. Insieme a un gruppo di food & travel blogger, ho assaporato il gusto della montagna più autentica, quella dei masi altoatesini

La geometrica armonia dei tetti a scandole, il profumo inebriante dei boschi di larici e quell’aria frizzantina che ti solletica naso e gola anche a primavera inoltrata, quando il sole spennella i prati di un verde vigoroso, interrotto qua e là dalle mucche stese a terra, placide e felici. Le erbe aromatiche di quelle distese assolate diventano fedeli compagne di viaggio, mentre gli alberi salgono come spade verso il cielo come a indicarti la via verso casa…

DAY 1 – FINALMENTE A LANA!

In questa occasione – che mi ha visto partire per la prima volta in veste ufficiale di blogger, o meglio fortunata ospite – la mia casa è stata per due notti la superba stanza 301 dell’Hotel Schwarzschmied. Un albergo a conduzione familiare che ho imparato ad amare non appena sono entrata in camera, una Garden Suite di 55 mq con vista sui vigneti di Lana, il più grande paese frutticolo dell’Alto Adige che si trova sul versante meridionale della conca di Merano, all’ingresso della Val d’Ultimo. Una mela succosa, uno zaino da trekking e una cartina del territorio mi hanno messo subito di buon umore… le 4.30 ore di treno Roma-Bolzano si sono trasformate così in un ricordo lontano.

Il pomeriggio l’ho trascorso in solitaria, come da tradizione, perdendomi nella grande Spa della struttura: tuffo in piscina, tisana biologica, pisolino in sauna e relax vista vigneto. La serata, invece, si è esaurita al grande tavolo sociale del ristorante interno s’Blattl, il tempio dello chef Roland Zöschg che ha sfamato le bocche di 9 blogger affamate di sapori altoatesini. Sul menu: Graukasnocken su insalata di cavolo, brodo con involtino dalle erbe, entrecôte con verdure alla griglia e omelette con cipollotto e chutney di paprika, il tutto innaffiato da Gewürztraminer Kolbenhof (2007) e Pinot Nero Maglen. “Dulcis in fundo”, mousse di cioccolato bianco con mango, una delizia per gli occhi e il palato.

DAY 2 – GIRO DEI MASI IN VAL D’ULTIMO

Il mattino ha l’oro in bocca #part1. Dopo una colazione a base di marmellata fatta in casa, succo di frutta bio e pane appena sfornato, siamo partite per questo incredibile Blog Tour. Lana è perfetta per esplorare la Val d’Ultimo e l’Alta Val di Non, che hanno conservato entrambe il loro paesaggio originario e le loro caratteristiche rurali. Abbiamo percorso alcuni degli itinerari che collegano i villaggi delle due valli e conosciuto da vicino la vita che si svolge all’interno dei masi altoatesini, le case dei contadini. In queste antiche abitazioni di montagna si conduce un’esistenza semplice e preziosa: frutta e verdura si trasformano in succhi, sciroppi e confetture, mentre il latte in formaggi e yogurt capolavoro.

Il regno della mucca Grigio Alpina

La prima tappa è Santa Geltrude, il paese più interno della Val d’Ultimo, a circa 1500 metri di altitudine. Larici bimillenari, lunghi corsi d’acqua e una bianca cappella dedicata alla santa si raccolgono tutt’intorno al maso Ultnerhof, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, il regno della grandiosa mucca Grigio Alpina. Qui, il simpatico proprietario Mariano Vincenzi ci ha svelato i segreti della carne locale Laugenrind, un marchio sinonimo di alta qualità e grande gusto. Le sue mucche sono felici, mangiano l’erba, hanno ognuna un nome e partecipano a concorsi regionali. Il giro nella stalla è stato emozionante, ancor di più l’uscita delle mucche al pascolo, anticipata dal festoso fragore dei campanacci.

Con le mani in pasta. Ebbene sì, questo è quello che succede a una travel writer quando si trova con un gruppo di food blogger. Scherzi a parte, io e le mie compagne di avventura ci siamo divertite a cucinare Knödel e Kaiserschmarren. Il corso di cucina è stato portato avanti da Mariano, il suo giovane staff e la vecchia nonna, che ho simpaticamente ribattezzato “Nostra Signora del Kaiser”. Di frittate dolci ne ho mangiate a iosa, ma una buona così mai. Una delizia altoatesina preparata in una manciata di minuti e degustata in compagnia, come fosse una grolla dell’amicizia. Interessante anche la preparazione dei canederli, quelle gustose palline di pane, erbette e speck affogate nel brodo, che secondo tradizione vanno spezzate senza l’uso del coltello (la sapevate questa?).

Latte & cirmolo, accoppiata vincente

Dopo un pranzo gourmet, siamo salite a quota 1700: seconda tappa San Nicolò. Circondato da bei prati, l’abitato custodisce l’omonima chiesa gotica, il Museo della Valle e una serie di masi gioiello. Uno di questi è Unterschweig, un eden perfetto per una vacanza total bio. Mucche e vitelli di razza “Original Braunvieh”, gatti, conigli, anatre, maiali, galline e il cavallo Ulli abitano insieme ai padroni di casa, che ancora vivono con le risorse della terra. Questo maso è famoso per il suo caseificio, che produce latticini dal 1993. I formaggi alle erbe di montagna sono una vera delizia, come anche lo yogurt e il burro. Tutte le erbe aromatiche provengono dal giardino della struttura, e vengono utilizzate anche per le tisane e prodotti cosmetici.

Qui a Unterschweig, dal latte al cirmolo il passo è breve. Sì perché il proprietario tuttofare ha deciso di creare, accanto alla casa originaria, una casa per ferie costituita da due appartamentini con vista esclusiva sulla vallata. E questo legno, insieme all’abete rosso e il larice, è l’elemento forza della struttura poiché facilita il sonno e aiuta gli allergici a trascorrere una piacevole permanenza lontano da stress e fastidi. Il minimo indispensabile è comunque curato in ogni dettaglio dalla mano attenta e scrupolosa di un contadino di montagna che non ha dimenticato l’esigenza del viaggiatore moderno: la connessione wi-fi. I prezzi? Variano in base alla stagione: da 70 a 90 € per 2-4 persone al giorno.

La Scuola d’Inverno di Waltraud

Lei si chiama Waltraud Schwienbacher e valorizza con estro e passione le risorse della montagna, o meglio del suo bosco, quello che inizia dalla porta del favoloso maso Wegleit, a Santa Valburga. Non siamo riuscite a conoscerla di persona ma abbiamo capito attraverso i racconti della gente quanto sia una grande donna. Lei, insieme ad altre donne della valle, è la fondatrice della Scuola d’Inverno che, grazie a corsi professionali, insegna le antiche tecniche artigianali e i metodi di coltivazione alpini. Il recupero dei mestieri e delle tradizioni si può quindi conoscere in questo suo maso famoso per le erbe, gli infusi, i cosmetici naturali e soprattutto la lana. Mi ha ricordato tanto la casetta di marzapane di Hänsel e Gretel. Vedere, odorare, toccare, assaporare… i profumi di questo luogo incantano e ti portano indietro nel tempo, in una sorta di Provenza ai piedi delle Dolomiti.

Una super cena al sapor di tarassaco

Una cena fortunata, oserei dire. Visto che il comun denominatore delle cinque portate è stato sua maestà il tarassaco, meglio conosciuto col nome di bocca di leone o soffione. Questa pianta della famiglia delle Asteracee, simbolo di libertà e speranza, cresce senza sosta nei prati dell’Alta Val di Non e diventa protagonista di un festival culinario  che si svolge tra aprile e maggio a cavallo tra l’Alto Adige e il Trentino: le Settimane del dente di leone. Apprezzato per l’elevata concentrazione di vitamina C e per la presenza di ferro e potassio, possiede un sapore lievemente speziato che ho avuto il piacere di provare sotto forma di manicaretti presso il ristorante dell’Hotel Al Cervo di Senale. Sul menu: carpaccio di vitellone Laugenrind ripieno di rucola su insalatina primaverile, tarassaco e crema di formaggio di capra del maso Wegerhof; gnocchi di patate crude saltate con mezzena e rosa di mortandela del maso Widumhof; tortelloni al tarassaco con formaggio fresco del maso Roatnocker e noci con pesto all’aglio orsino su insalatina di tarassaco; kaiserschmarren al papavero con mela Golden della Val di Non caramelizzata con sciroppo al fiore del dente di leone. I piatti sono stati accompagnati da vini locali altrettanto ottimi (Sauvignon Graf von Meran – Cantina Merano, Weissburgunder Schulthauser – Cantina di Appiano, Cuvèe Nörder – Tenuta Ploner, Lagrein-Merlot Graf von Meran – Cantina di Merano, Rosenmuskateller – Cantina di Caldaro), per un banchetto in onore della filiera corta e dei prodotti a marchio Deleg, la cooperativa dei produttori agricoli delle due valli.

DAY 3 – DOMENICA IN ALTA VAL DI NON

Il mattino ha l’oro in bocca #part2. Colazione ricca e soleggiata, e partenza per l’Alta Val di Non, un altopiano da dove si gode la vista di panorami di rara bellezza che catturano lo sguardo dalle Dolomiti di Brenta al Catinaccio e al Gruppo di Tessa. Torniamo all’Hotel Al Cervo, dove la sera prima le luci della notte non avevano reso giustizia alla strepitosa location. E da qui, zaino in spalla e reflex al collo, proseguiamo il giro dei masi. Dopo 48 ore di degustazioni lo stomaco inizia a faticare, credetemi, ma la gola batte sempre la fame e ci spinge a proseguire imperterrite il nostro Blog Tour…

Nella casa dello speck, tra maiali e taglieri

La domenica inizia nello “Speckkeller” del maso Widumhof di Senale. Il signor Kofler, un omone in grembiule bordeaux e camicia a quadri, ci racconta i segreti del suo speck, tra i più buoni dell’Alta Val di Non e ci mostra la cella frigorifera, l’affumicatoio e la cantina dove avviene la lunga stagionatura. I legni naturali della zona vengono bruciati per affumicare le cosce di maiale aromatizzate con spezie selezionate che, una volta pronte, vengono lasciate a riposare nella stanza della maturazione, con la speranza che la muffa arrivi presto a fare il suo dovere.

Dopo circa 6 mesi vedranno la luce e, una volta spazzolate e pulite con l’aceto, saranno confezionate e pronte per la vendita nella bottega del maso. Deliziosi anche la mortandela (Presidio Slow Food da non confondersi con la mortadella) e il prosciutto all’aglio orsino. In vendita pure lo speck al fieno di montagna, Kaminwurzen (salcicce affumicate tirolesi, salame al dente di leone, formaggio di malga e carne fresca. Anche le bestie di Eugenio vivono felici: le mucche si stendono nella stalla pronte per essere munte mentre i maiali sfoggiano una pelle rosata e pulita, risultato di alimentazione sana e genuina, lontana dall’utilizzo di mangimi da ingrasso. Una volta fuori dal maso abbiamo degustato un tagliere di salumi, Schüttelbrot (pane croccante altoatesino) e un succo di mele fatto in casa, la giusta carica per passeggiare fino al maso successivo, quello del pane.

Segale a go-go: un mulino da raccontare

Pane, amore e fantasia. Al maso Roatnocker di Madonna di Senale, poco distante da Widumhof, la vita scorre lenta tra farine e formaggi. Il signor Weiss, di ritorno dalla messa di Pentecoste, indossa il camice blu da lavoro e ci porta all’interno del mulino, dove una volta alla settimana, il venerdì, produce con le sue mani l’impasto per il pane di segale, un pane nero, croccante fuori e soffice dentro, che racconta la storia alimentare altoatesina e che ancora viene prodotto come si faceva nella notte dei tempi. Il panificio è decisamente il fiore all’occhiello di questo maso che regala una vista impagabile sulla vallata. Il ricordo più bello di questa avventura tra i sapori dell’Alto Adige è sicuramente la passeggiata leggera e trasognante fatta nel campo di segale a quota 1.330 metri.

 L’ultimo saluto dal Lago di Caldaro

I canederli del Buschenschank Weiss’n Sepp di Senale chiudono questo tour ad alto tasso glicemico. Prima di salutare l’Alto Adige, una tappa in un’osteria contadina è quasi d’obbligo, come anche l’ultimo assaggio della Kaiserschmarren, questa volta servita con una golosa confettura di albicocche. Due foto, quattro chiacchiere e il saluto finale, con la promessa di rivederci tutte quante, taccuino e reflex alla mano, per un’altra avventura dolomitica.

Per arrivare alla stazione ho ricevuto un altro regalo, l’ennesimo di questa tre giorni: il saluto del meraviglioso Lago di Caldaro (Kalterer See in tedesco), che come un grande occhio blu ti fa l’occhiolino da lontano. Questo è il più grande specchio d’acqua naturale della provincia autonoma di Bolzano e il più caldo lago balneabile dell’arco alpino. Meraviglioso.

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